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"siate allegri nella speranza" (Romani 12:12)
16 settembre 2010
fra i monti
Ti piacciono questi monti,
ne vedo gli spazi di silenzio
attorno ai Tuoi occhi
mentre racconti le pietre

e ne scrivo le dieci parole
inutili e sacre
e per sempre incomprese.

Non sei la potenza terribile
che altri pensano
l' idolo di legno
che si spezza

Tu no

Mi porti su queste vette

dove è più facile 
la solitudine allegra

il riso divertito 
anche nel passo stanco,
nel vuoto di respiro
che a volte mi viene.

Tocco il Tuo silenzio
tra la durezza della roccia 
e il poco di un verde
che mi incanta i sogni

E qui Ti attendo

Eccoti, 
mi catturi 

ci rotoliamo assieme
fra le alture

bimbi nel ridere 
adulti nei sensi

  e Sei Corpo con me

 
viene a me la Tua Parola,
mentre le acque si aprono
dolce come la donna

Così m'avvolge d'un bacio
e le labbra immense 
del Tuo mistero

conosco



permalink | inviato da franzmaria il 16/9/2010 alle 22:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
5 gennaio 2006
Sharon gravissimo

«Fermata l'emorragia. Condizioni gravi ma stabili» per il premier israeliano     (ore     8,26).

Israele deve cominciare a pensare a un nuovo percorso politico; tutti ci auguriamo che Sharon superi questo momento drammatico, ma la ragione e il realismo ci impongono di guardare con disincanto a una realtà politica che si dovrà ristrutturare, e che dovrà affrontare tutte le enormi sfide del futuro senza questo condottiero. Forse, meglio dire, senza più condottieri. Motivi in più, oggi, per stare a fianco di Israele, per combattere ancora per la democrazia e la pace in Medio Oriente.




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11 agosto 2005
Ancora note di lettura

Dal Riformista di oggi, rubo - e consiglio - lui: " (...) Lo sanno tutti, Bibi Netanyahu forse meglio di altri(...) Alla fine il ritiro, salvo imprevisti, si farà. (...). Ma la vera partita è quella per il day after (...)" e lei (intervista a Ben Meir, ex viceministro degli esteri): "(...) il fatto è che a questo punto dobbiamo decidere cosa è più importante difendere se la Terra d'Israele o lo stato d'Israele. E se vogliamo preservare lo stato d'Israele, allora bisogna riconoscere che i confini attuali sono obsoleti (...)".




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10 agosto 2005
Israele e il ritiro da Gaza - nota di lettura e proposta di impegno

In questi giorni il Riformista è caldamente consigliato per la serietà con cui segue lo sgombero di Gaza.
Tema non semplice (ne ho già accennato più sotto, nei "piccoli aggiornamenti atomici"), ma che viene gestito con capacità da
lui e da lei, ottimi conoscitori della realtà israeliana. Ulteriori aggiornamenti  a partire dal 16 agosto - anche su questo sito
, sempre ricco di materiale e soprattutto di rassegne stampa da Israele.

Aggiungo: se siete di sinistra e amate Israele, o almeno - l'amore per uno stato è cosa "ambigua" e forse difficile - lo considerate un presidio di democrazia e di libertà in MO; e di più: se siete di sinistra, amate Israele, e sperate e tifate perché popolo israeliano e popolo palestinese possano convivere in pace; e ancora di più: se ritenete che l'unica possibilità per la speranza di patria del popolo palestinese sia una scelta di convivenza con Israele, ma anche - la cosa è inscindibile - una scelta di progresso laico e democratico dell'ANP e chiusura totale alle scelte integraliste e terroristiche; ebbene, se pensate più o meno questo (con tutti i se e i ma e i forse della situazione, inevitabili in un contesto così difficile e complesso), scrivetemi (vd.indirizzo a fianco) e veniteci a trovare. La battaglia per la libertà e la pace in MO si fa - per un piccolo tratto- anche qui da noi.

A fianco di chi - dall'una e dall'altra parte - lavora realmente per il benessere e la dignità di quei popoli.




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24 gennaio 2005
Per il 27 gennaio...

Lev Chadash - Associazione italiana per l'Ebraismo progressivo

Giovedì 27 gennaio, alle 8,15, in occasione della Giornata della Memoria
ci troveremo in Piazza Filangieri, davanti al carcere di S.Vittore, per
ricordare tutti gli ebrei che vennero concentrati all'interno del 4° raggio
per, poi, essere trasportati sui camion alla Stazione Centrale dove venivano
caricati sui vagoni merci verso Aushwitz. Vogliamo quindi recuperare alle
coscienze dei milanesi un Luogo della Memoria di una delle più grandi tragedie
della storia dell'umanità, che ha colpito pesantemente anche la nostra città
e i suoi cittadini, come spiegato nella mostra che verrà inaugurata proprio
il 27 gennaio al Palazzo della Ragione.
 Rav Barbara Aiello reciterà il Kaddish.




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14 gennaio 2005
La contrattazione si riapre

Non c'è da meravigliarsi dell'attentato che ha colpito Israele nelle ultime
ore e anzi un po' stupisce l'enfasi di alcuni titoli (RaiSat, se non erro, dichiarava
"attentato alla pace", o qualcosa di simile...) comprensibile solo accettando
anche l'enfasi dei giorni scorsi - eccessiva - attorno all'elezione di Abu
Mazen.
E' il caso di richiamarsi a un sano atteggiamento di realismo politico, e
di freddezza nei confronti della intricata questione israelo-palestinese
e - se mi è permessa la battuta - palestinese-palestinese.
L'attentato è in questo senso nient'altro che un segnale di riapertura della
contrattazione, segnale certo rivolto al nuovo governo israeliano, ma anche
- e forse soprattutto - al nuovo "premier" palestinese.
Non c'è da allarmarsi, ma serenamente prendere atto che si stanno valutando
le forze per le future prove; e il segnale - "unitario" - che proviene dalla
"firma" del fatto (brigate Alaqsa + Hamas + altri) non deve necessariamente
far pensare al peggio.
Nessuna retorica di attentato alla pace, perché la pace - in MO - sarà comunque
costellata di attentati e sangue.
Piuttosto, sarà opportuno non gridare allo scandalo se - come è giusto -
Israele reagirà duramente. E valutare con pazienza anche l'eventuale lentezza
con la quale il governo palestinese potrebbe reagire alla cosa.
Sarà buona norma - anche - prestare ascolto con molta prudenza alle parole
di fuoco che potrebbero sorgere fra i due contendenti.
In particolare Abu Mazen e Sharon sanno bene come una trattativa di pace
possa essere cosa "sporca" e poco trasparente, e certo non fermeranno - al
di là di eventuali "trucchi di scena" - il loro percorso; di sangue ne hanno
già visto molto, e quest'ultimo fatto non è che una conferma che l'attesa
per le loro future mosse è alta. In tutti e due i campi.
Abbiamo molto da imparare dal Medio Oriente: non spaventiamoci se la morte
continuerà a essere compagna di strada di due popoli che cercano una - possibile
- vita insieme.




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12 novembre 2004
Dahlan sul Corriere della Sera




Dal Corriere di oggi un'interessante intervista di Dahlan, ex ministro degli interni con Abu Mazen. Vi segnalo la citazione di Barghouti, assieme a se stesso, come leaders di nuova generazione, e una sorta di "apertura di sfida" ad Hamas.











permalink | inviato da il 12/11/2004 alle 9:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 novembre 2004
Peres

Il leader del partito laburista, Simon Peres, capo dell'opposizione in Parlamento, ha detto che Arafat "ha fatto l'errore di scegliere il terrorismo per essere popolare, invece di seguire il sentiero della pace". Peres ha poi aggiunto che la scomparsa di Arafat "è la morte di un leader e la fine di un'epoca: questo vuol dire che ci saranno nuovi leader e che si apre un nuovo capitolo". (repubblica)
Riferimento: http://www.repubblica.it/2004/k/sezioni/esteri/arafat2/isreazioni/isreazioni.html



M.O.: PERES, CON MORTE ARAFAT FINE DI UN'EPOCA - ORA SI APRE NUOVO CAPITOLO

Tel Aviv, 11 nov. (Adnkronos) - (Dall'inviato Laura Valentini) - Con la morte di Yasser Arafat ''si chiude un'epoca, questo vuol dire che ci saranno nuovi leader e si apre un nuovo capitolo. Comunque e' una nuova speranza, non semplice ne' priva di difficolta', ma e' un cambiamento''. Cosi' il leader laburista israeliano, Shimon Peres, commenta l'uscita di scena del presidente dell'Autorita' palestinese. (segue)

(Val/Rs/Adnkronos)


11-NOV-04

09:20




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11 novembre 2004
Fine di un alibi

Un uomo politico va giudicato esclusivamente in una prospettiva politica.



Yasser Arafat era leader di un popolo che ha diritto ad uno stato, e sotto questo profilo non è stato in grado di raggiungere il traguardo.



Negli ultimi anni egli era diventato un duplice alibi: per Israele, per il quale legittimamente egli rappresentava il blocco a qualsiasi tipo di negoziato, perché gli ultimi quattro anni lo avevano screditato come interlocutore capace di garantire sicurezza; per i palestinesi, che trovavano in questa ingombrante presenza la scusa per non arrivare a definire in maniera ultimativa e non contrattabile chi avesse - nei confini dell'Autorità - il monopolio della forza.



Oggi, di fatto, si apre un nuovo scenario: probabilmente assumerà forma anche spaventose (non è da escludere una guerra civile in seno ai palestinesii), ma il travaglio si giudica dal parto, e la promessa - speriamo che ora venga mantenuta - è che possa nascere una società politica palestinese adulta.



Israele, dal canto suo, non può più fermarsi alla tattica. Occorre scommettere su alcuni giocatori, contro altri; senza aspettare che l'esito sia imposto da fatti non controllati.




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28 ottobre 2004
Gaza: e ora? Quali gli scenari futuri?

Ottimo l’articolo di Bidussa apparso oggi sul Riformista.

 

Se dobbiamo iniziare a fare politica, dobbiamo chiederci quali saranno i possibili sviluppi della situazione a Gaza, che è fuori controllo ANP e sotto controllo Hamas, e ora – forse – sotto l’occhio vigile dell’Egitto che però non vuole e non può compromettersi più di tanto. Recentemente il ministro degli esteri francese ha promesso una “sponsorizzazione” europea sull’operazione.

 

Con Arafat nelle condizioni che sappiamo, le ipotesi di lavoro – e i tavoli di trattativa – diventano (lo sono sempre stati, in realtà) più di uno; e l’apparentemente impresentabile di oggi può diventare – piaccia o no – l’interlocutore “de facto” per futuri scenari.

 

La coraggiosa scelta di questi giorni è solo la prima di un percorso forse inaspettato. Ma i generali di Israele sono capaci, e soprattutto hanno un realismo e una intelligenza che spesso manca ai loro supporters all’estero.

 




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Sappiamo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui.

Romani 6:9

Io non sono un Amleto, ma sono pigro, e non mi movo se non ho una buona spinta dagli avvenimenti. Ma se mi movo, io vivo là entro e ci metto tutto me, o scriva, o insegni, qualsiasi cosa faccia. piccola o grande, buona o cattiva, una passione c'era in me che mi traeva seco. Ed io non l'analizzai più; le ubbidii.

Francesco De Sanctis, Un viaggio elettorale

 

 

 




Dahlan: «E’ stato anche un giorno di speranza Un segno di democrazia e rispetto delle leggi»

L’ex ministro degli Interni: «Il ritiro unilaterale da Gaza ci va bene, a patto che sia solo un inizio»

l’Intervista

DAI NOSTRI INVIATI
RAMALLAH - E’ possibile, alla vigilia del funerale del proprio indiscusso condottiero, esprimere tristezza e, insieme, euforia? Pare di sì. Il contrasto sembra riassumersi sul volto rilassato di Mohammed Dahlan, l’uomo forte della dirigenza palestinese.
Non sarà il leader di oggi, potrebbe esserlo di domani, sicuramente del prossimo futuro: per un posto da premier, ovviamente, a meno che non lo eliminino perché sta diventando troppo potente.
Per ora il 43enne ex ministro dell'Interno si accontenta di un ruolo da stratega, restando in una visibilissima penombra. «In fondo - dice - è meglio così che essere il numero uno». Appartiene al team dei riformisti, non si candiderà alle elezioni, ha offerto il suo aiuto all'erede di Yasser Arafat, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), ma quando gli chiediamo se punti al posto di leader del Fatah, non si tira indietro e il sorriso vale una conferma. E' rimasto a Parigi dieci giorni, accanto al presidente morente. Dice di aver lavorato molto per impedire la commedia di discutibile gusto, «provocata dal nervosismo» a cui tutti hanno assistito, ma «alla fine, dopo le accuse di Suha Arafat, non essendo riuscito a prevenire, ho cercato di minimizzare».
Ci riceve per l'intervista in maglione da riposo color crema, nella suite numero 414 dell'hotel Grand Park di Ramallah. Il televisore diffonde le immagini della Cnn : la partenza della bara con il corpo di Arafat da Parigi, i commenti sul presente, le previsioni sul futuro. Ogni tanto il giovane nato nel campo-profughi di Khan Younis ammicca, sornione, come se volesse correggere giudizi errati o affrettati. E' uno che la sa davvero lunga.
Allora, signor Dahlan, oggi (ieri, ndr ) avete disegnato il vostro immediato futuro. Transizione morbida, poi le elezioni.
«E' una giornata triste. Se ne è andato un grande leader, l'uomo che ci ha donato la speranza di uno Stato e la dignità nazionale. Ma è anche una giornata di gioia, perché abbiamo dato prova di democrazia e rispetto delle leggi».
Il simbolo della causa, Arafat, non c'è più. Il suo successore, Abu Mazen, diventerà il nuovo simbolo?
«Il simbolo è solo Arafat. Non abbiamo bisogno di altri simboli, ma di una guida che realizzi le riforme, combatta la corruzione, imponga legge e ordine, e rilanci il processo di pace».
Avete nominato un presidente dell'Anp, Rawhi Fattouh, che vi porterà alle elezioni fra 60 giorni; il nuovo capo dell'Olp è Abu Mazen, e la guida del Fatah, Farouk Khaddoumi.
«Esatte le prime due nomine. Errore sulla terza. Khaddoumi (oppositore degli accordi di Oslo, ndr) è rimasto quel che era: segretario generale del Fatah. Il leader, che succederà ad Arafat, dovrà essere eletto dal congresso. Quindi, non è stato deciso nulla».
Lei potrebbe diventarlo.
«Perché no? Quando sarà il momento, ne riparleremo».
Arafat era presidente dell'Anp, capo dell'Olp e leader del Fatah. Ora si rischia una lotta di potere.
«Nessuna lotta di potere. Prima ciascuna delle tre istituzioni non sapeva che cosa facessero le altre due».
Abu Mazen, dunque, diventerà presidente dell'Anp?
«Certo, sarà il nostro candidato».
Ma non pare molto popolare.
«Avrà oltre il 65 per cento dei consensi. Lo aiuteremo noi. Andremo nelle scuole, negli uffici, tra la gente per spiegare chi è: un uomo serio e trasparente».
Non vorrà dirci che, a 69 anni, Abu Mazen diventerà anche l'uomo del futuro.
«Dovrà essere il ponte fra la sua generazione e la nostra. Altrimenti, sarebbe un fallimento disastroso».
E chi sono i leader della nuova generazione?
«Due: io e Marwan Barghouti, che però è in prigione».
Che ne pensa della decisione di Sharon di ritirarsi unilateralmente da Gaza?
«Benissimo, a patto che il disimpegno da Gaza non sia la fine del processo ma solo l'inizio. E poi, consentitemi: il ritiro unilaterale da Gaza è facile per noi, in quanto non ci costa condizioni, e buono per lui. Sa che cosa sarebbe successo se avessimo dovuto trattare? Ci avrebbe presentato diecimila pagine di richieste. Quindi...»
Che cosa si aspetta da Sharon?
«Che liberi i prigionieri palestinesi. Ha preferito rilasciare 420 Hezbollah che i nostri».
Sì, ma c'era di mezzo un israeliano rapito, Elhanan Tannenbaum.
«L'ho detto a Sharon, quando ci siamo incontrati: dobbiamo rapire anche noi qualcuno di importante?».
Sempre che Abu Mazen abbia un rapporto con Sharon?
«Speriamo che non costruisca una Mukata anche per lui».
Siete pronti ad accettare Hamas come controparte politica?
«Certo, se Hamas si riconosce nel programma e nelle leggi dell'Anp».
Pensa che ora, dopo la morte di Arafat, cresceranno o diminuiranno gli attentati suicidi?
«Dipenderà da che cosa farà Israele. Se avrà un atteggiamento positivo, troverà la popolazione pronta ad accettarlo. Altrimenti...».



 

Antonio Ferrari